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I capezzoli di marianne e la piu’ grande rivoluzione della storia

Per attirare la vostra attenzione, parlerò di tette.
Se oggi la mia amica Marianne, che vive a Brooklyn, volesse andare a fare la spesa a seno nudo, potrebbe legittimamente farlo: nessun poliziotto la arresterebbe, grazie a una sentenza della corte d’appello di New York del 1992, ribadita in varie occasioni successive. Se però, così svestita, si facesse un selfie davanti al supermercato, non potrebbe pubblicarlo né su Facebook, né su Instagram, a meno che non nasconda in un modo o nell’altro i suoi pericolosissimi capezzoli, pena la rimozione della fotografia, secondo le rigide (e opinabili) policy dei due popolari social network.

E se d’altra parte Marianne, tornando a casa, dovesse incitare tre passanti all’odio razziale verso un senzatetto afroamericano e un negoziante ebreo, verrebbe probabilmente incriminata rapidamente, mentre se una volta nella sua stanza postasse un meme razzista sul suo profilo con migliaia di follower, servirebbero parecchie segnalazioni per far considerare a Facebook la semplice rimozione di quel contenuto, figuriamoci la denuncia alle autorità competenti.
E che delusione sul suo volto quando scoprirà che per via di una nuova legge cittadina non può più affittare il suo appartamento ai turisti che l’hanno trovato sul web, come aveva fatto fino ad oggi per arrotondare e come continueranno tranquillamente a fare un sacco di sue amiche in altre parti degli Stati Uniti e del mondo, mentre quelli di AirBnB proveranno a far valere le ragioni di Marianne (e con esse i loro ricchi interessi) in qualche corte federale americana.

MONDO REALE E MONDO VIRTUALE, SEMPRE PIU’ SOVRAPPOSTI
Queste sono solo alcune delle tante battaglie in atto nella guerra aperta tra “mondo reale” e “mondo virtuale”. Virgolettato d’obbligo, perché badate bene: il web e i social media non sono meno reali dei confini politici e del denaro, essendo anche questi delle mere astrazioni create dall’uomo e impostesi alla collettività nel corso del tempo, fino ad avere effetti assolutamente reali sulle persone e venire persino percepiti come “naturali” e destinati a durare nel tempo. Certo, il denaro ha un suo corrispettivo fisico nelle banconote (per altro sempre meno usate) e lungo i confini vengono talvolta eretti dei muri (purtroppo tornati di gran moda negli ultimi tempi), ma questo non li rende meno artificiali né meno astratti, perché è solo l’idea che sta dietro a quel pezzo di carta e a quel cumulo di cemento a dargli un vero valore e permettergli di influenzare effettivamente le vite di miliardi di persone.

Ora, dovete sapere che Marianne è francese, di padre algerino e madre svizzera, ma lavora da remoto per una compagnia inglese che la paga da Gibilterra. Con i soldi guadagnati fa spesso acquisti sul sito americano di una società spagnola, che gli spedisce merce prodotta in Turchia da un magazzino situato in Canada. Mentre aspetta il suo pacco, guarda una serie TV italiana scaricata da un server che francamente non so nemmeno dov’è. Un bel guazzabuglio, non trovate? E se qualcosa va storto, buona fortuna con le giurisdizioni. Altro che i marò.

Avrò pure esagerato con gli esempi (potevo anche complicarli ulteriormente, credetemi), ma la necessità di trovare nuove forme di regolamentazione che non solo travalichino, ma prescindano dai confini politici tradizionali, è sempre più attuale e urgente, per i privati e per le società. E con un pizzico di ottimismo mi viene da pensare che Internet, insieme al capitalismo globalizzato e ai voli low cost, stia (involontariamente?) riuscendo là dove il socialismo utopico aveva fallito: mettere finalmente in seria discussione lo stato-nazione, questo colosso ideologico che ha incredibilmente resistito quasi indisturbato a secoli di guerre, rivoluzioni, innovazioni tecnologiche e mutamenti economico-sociali. Che tutto questo stia accadendo nel nome del profitto, non è un segreto, né una sorpresa, né tantomeno una gioia. Ma forse è un’occasione per abbattere muri reali e virtuali, superando (ma non ignorando) le differenze per valorizzare quanto c’è di buono negli esseri umani. Come le tette di Marianne.

Tomaso Vimercati

Nasce nel 1983 dopo un'ottima vendemmia, in una delle poche province italiane prive di vitigni significativi. Orfano di M, reagisce sviluppando un precoce puntinismo sulle i e aderendo a ogni progetto che abbia abbondanza di nasali bilabiali nel nome e nel payoff. Si spaccia per film-maker, crede ancora nell'umanità ed è convinto di saper scrivere bene, ma si dedica soprattutto a commenti facebook e messaggi whatsapp, forme poetico-letterarie ancora non riconosciute dalla Crusca.

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