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Matteo Achilli

Fermate Matteo Achilli, finito persino al cinema

Ho fin da subito immaginato il vero trailer di “The Startup”, la vera falsa storia di Matteo Achilli. L’ho immaginato curato dal mitico Maccio Capatonda, recitare più o meno così: “Un film di Aro Cazz, tratto da una storia veramente vera che guardate proprio ve lo possiamo giurare che non ci siamo inventati niente e chi dice il contrario è solo invidioso. Un’eccezionale Anna Flemmatica ed un commovente Jonny Nerd consacrano il successo di Marco Furbesco (che a quel punto mostra tutto il suo talento mentre risponde alla domanda “tu che fai?” con aria arrogant and beautiful: “Faccio speech, vedo Venture”)”.

Ho voluto ridere per non piangere, quindi, nel descrivervi l’ennesima marketta, questa volta cinematografica, a Matteo Achilli ed alla sua Egomnia, portale “rivoluzionario” di recruiting che dal 2012 annuncia il suo lancio nel mondo ogni sei mesi ma che, ancora oggi, proprio mentre vi scrivo, risulta ancora non attivo nel nostro paese e registra un traffico abbastanza ridicolo, con l’ultimo bilancio che parla di 300.000 euro di fatturato, 5.000 euro di utili ed un MOL molto preoccupante di 11K. Zero dipendenti, zero trasparenza su reale numero di iscritti (in una recentissima intervista su Radio 24 Achilli ne ha riferiti ben 800.000) e clienti ed una serie di supercazzole che a quanto pare funzionano bene per i giornalisti italiani troppo pigri per verificare le informazioni fornite loro.

LA TRAMA DEL FILM/FICTION

Achilli è difatti un vero genio della millanteria e, dopo aver ottenuto spazi promozionali su Panorama, BBC, Business Insider, Sole 24 Ore, Corriere, Rai e via discorrendo, l’ha fatta anche a quel dritto di Luca Barbareschi, diventato infatti produttore di questo pretenziosissimo fratello povero di “The Social Network”.

Barbareschi, in una telefonata a Gian Luca Comandini, ha sostenuto di essersi fatto convincere dal 26ienne perché “mi è venuto a prendere in Maserati” e “mi ha fatto fare riunioni con Generali, Vodafone, Telecom, Ericsson”. A parte il dover verificare la presenza reale ed il reale coinvolgimento in Egomnia di questi grandi marchi, si potrebbe spiegare a Barbareschi che quasi chiunque possiede i soldi per noleggiare una Maserati per un giorno e che, in ogni caso, esistono giovani che sono molto più in gamba di Achilli, fatturano 10 volte tanto e non hanno neppure lontanamente la sua (inspiegabile) copertura mediatica.

La trama del film in uscita è tra l’altro assolutamente originale e priva del minimo luogo comune: un gggiovane ha una bella idea, un brutto carattere e le banche che non vogliono finanziarlo. Lui frigna ed Il suo babbo, in dialetto romano, lo incoraggia: “Riprenditi il posto che meriti, tu sei più bello de loro” (daje, Mattè).

Riferimento blasfemo e patetico (anch’esso mai visto, eh?) a Steve Jobs che “In Italia non avrebbe avuto neppure il mutuo per la prima casa”. Poi, ancora: il litigio con il suo socio ingenuotto al quale viene brutalmente ricordato: “Tu non hai lavorato con me, tu hai lavorato per me” ed in ultimo la ragazzina con la faccia da bambola che s’incazza e redarguisce il nostro eroe, tacciandolo di un egocentrismo patologico e di megalomania ridicola (unica parte che forse potrebbe sul serio essere connessa alla realtà).

In ultimo, immagini del protagonista che corre in mutande sulla spiaggia, che si sballa in discoteca, che guarda sognante il cielo circondato dal verdissimi fili d’erba e la canzonetta pop americana a chiudere lo storytelling posticcio di questo filmetto al quale siamo sicuri non sia neppure necessario augurare un flop clamoroso.

DA DOVE E’ NATA LA FICTION DI ACHILLI?

Cercando di ascoltare il consiglio dato dal padre nel film, Matteo effettivamente ci prova, anche nella vita reale, a prendersi un posto (abusivo) nella vetrina dei grandi inventori digitali. Un suo amico in Bocconi lo definisce per la prima volta “Lo Zuckerberg Italiano” e, da quel momento, il nostro giornalismo copia-incolla e sempre più allergico al fact checking s’innamora della definizione, evita accuratamente di fare anche solo una rapida lettura dei bilanci di questa presunta startup milionaria ed intervista Achilli di continuo. Mai un contradditorio, ma una domanda “cattiva”: per il giovane bocconiano solo passerelle auto-promozionali, che alimentano il suo già considerevole ego in maniera costante e magari finanche pericolosa per la sua salute mentale.

Guardare la pagina fan di Achilli (che viene sponsorizzata con l’umilissima dicitura: “Conosci lo Zuckerberg Italiano?” ed al momento conta appena 1600 like) genera in effetti profondo disagio: è tutto un lungo, incessante ed insopportabile autocitarsi, auto-elogiarsi, auto-motivarsi. Ogni post è caratterizzato da una foto di Achilli che cita Achilli che offre consigli a se stesso interrogandosi su se stesso. Della sua Egomnia ci sono poche tracce sparse e difficilmente distinguibili. Esiste solo il viso ovale di sto ragazzo, perennemente in giacca e cravatta, con il microfono ad archetto e la bocca semi-aperta mentre parla di se stesso in uno dei tanti convegni dove inspiegabilmente continuano ad invitarlo. Ora, per carità, se sei Simon Sinek va benissimo che ti auto-citi e che parli della tua incredibile storia professionale, in effetti utile come ispirazione per tanti. Ma sei appunto Matteo Achilli, hai 26 anni e non hai ancora dimostrato nulla se non la tua ossessione per la visibilità.

Anche al TEDex di Bologna, tra l’imbarazzo ed il fastidio generale, il suo intervento è stato totalmente autoreferenziale (e di una noia mortale), concludendosi con umilissimo: “Because, trust me: I want to be the number one”.

“CHI MI CRITICA E’ SOLO INVIDIOSO”

Ecco ciò che risponde Achilli, in loop, a chi si permette di fargli notare che il suo presunto successo come imprenditore self made è messo in serissimo dubbio da praticamente chiunque viva il mondo startup (qui un ottimo pezzo di Federico Sbandi dove viene ripreso anche il video di Marco Camisani Calzolari e qui un pezzo più recente firmato da Antonio Simeone). “Sono tutti invidiosi”, la risposta da seienne fornita dal ventiseienne romano che, aggiunge, non denuncia nessuno perché non vuole regalare fama e visibilità ai suoi detrattori. Ma magari Achilli non denuncia perché sa che non gli conviene sollevare polveroni, visto che chi lo critica lo fa con dati e fatti alla mano e non con storielle inventate. Visto che è vero che il suo sito ha un traffico ridicolo (soprattutto il relazione all’esposizione mediatica che ha), che la fanpage del suo Egomnia ha un’anomala presenza di like che potrebbero anche essere stato comprati un tanto al chilo, che chi si è iscritto ad Egomnia nel 2013  sostiene che ad oggi sono comparse poche offerte di lavoro e che la definizione di “Zuckerberg Italiano” è di una ridicolaggine inenarrabile.

SI CRITICA CHI BARA, NON CHI HA SUCCESSO

Vorrei spiegare a Matteo che nessuno ce l’ha con lui o lo invidia perché è tanto figo e partecipa al World Economic Forum, o perché spreca i 10 minuti di discorso al TEDex per ammorbare la platea o perché è finito per sbaglio su giornali autorevoli. No: ciò che gli si contesta è la fuffa spudorata nella quale si immerge quando parla di se stesso e della sua micro-impresa che da 5 anni non decolla nonostante la tantissima pubblicità gratuita ottenuta. Perché una cosa è fare lo showman e parlare al pubblico scimmiottando i grandi comunicatori del nostro tempo, un’altra è lanciare e gestire un’impresa di successo.

Soprattutto, caro Matteo, se a criticarti aspramente è gente che ha avuto molto più successo di te, dovresti capire che il movimento non può essere puerilmente l’invidia. Il mondo Startup è già pieno di cazzari e venditori di fumo, di ti incuba pure ma da dietro e di chi tenta di far passare la ridicola retorica del “basta un’idea vincente e trovi i fantadollari”. Non è così e tu ne sei l’emblema.

Prima fermi questo delirio e lavori a migliorare la tua Egomnia, prima potrai non essere più visto come un abusivo pompato esclusivamente da una stampa ignorante e superficiale.

Germano Milite

Giornalista professionista, video e foto repoter, copy e ghost writer, esperto di social, community e brand management. Ama anche la formazione ed ha tenuto corsi in alfabetizzazione digitale e business model innovativi in università italiane e straniere (in particolare in Brasile). Ha finanziato i suoi primi viaggi/reportage all’estero con il crowdfunding. Ancora oggi i suoi genitori non hanno capito quale lavoro faccia precisamente e la cosa lo rassicura molto. Ogni tanto cade in tentazione e trolla i webfuffaroli o i semplici imbecilli che infestano l’internet.

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