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amazon buyvip ecommerce

Gli ecommerce non sono per i “pezzenti”

Voglio iniziare questo mio post caustico con una domanda secca e magari odiosa quasi quanto me: andreste mai da un dentista per “aggiustarvi i denti” e, ricevendo un preventivo da 6k di spese totali, direste:”Mi scusi, non ho soldi per l’impianto ora. Può farmi tutto a 1000 euro e poi il resto glielo pago in visibilità? Poi se l’impianto mi piace e funziona le do altri 1000 euro, giuro”. No, perché vi sentireste dei pezzenti. A quel punto, con dignità, uscireste dallo studio senza chiedere l’elemosina. Al massimo, cerchereste di capire se esiste la possibilità di ottenere un prestito e cerchereste una dilazione di pagamento.

Ecco: perché gli “imprenditori” non fanno lo stesso ragionamento quando c’è da svolgere attività di Digital Marketing, magari per lanciare un “negozio online”?

VUOI UN ECOMMERCE? TIRA FUORI I SOLDI!!!

Dunque, sempre per la serie “vogliamo fare un ecommerce” pure se siamo talmente scemi da voler investire due spicci e non garantire cosucce tipo il reso totalmente gratuito per il cliente entro (almeno) 14 giorni lavorativi, volevo informarvi che a fine maggio chiude persino un certo Amazon BuyVip, reparto “luxury/outlet” del colosso Americano che, dopo 7 anni di attività in perdita, è destinato a scomparire (nonostante investimenti per oltre 100 milioni di euro!!!)

Lo dico e lo ripeto fino alla noia, quindi: lanciare e gestire un ecommerce di successo, oggi, è molto più complesso e rischioso che in passato. La stessa idea, che 6-7 anni fa si poteva lanciare (dico cifra a caso) a 50.000 euro, oggi ne richiede 150.000 ed ha un rischio fallimento più alto.

Lo so: i venditori di spazzole convertiti al Digital Marketing continuano a dirvi il contrario, assicurandovi che un bel “negozio online” vi farà decollare ed incrementare il fatturato del 200% in 12 mesi, con un piccolo “sforzo economico”. La verità (scomoda) è però opposta: l’80% circa dei nuovi ecommerce fallisce entro due anni e non perché i consulenti facciano pena, ma perché chi li lancia ha poco budget, scarsa organizzazione logistica e customer care carente. Se sommate questi tre che definisco “fattori di freno”, ovvio che potrete affidarvi anche al David Copperfield degli Store Manager, ma non vedrete mai risultati apprezzabili.

Il bello è che, in ogni caso, senza un ecommerce funzionante, il vostro negozio “fisico” più o meno grande e più o meno storico (altra dritta: alla gente non frega nulla che siete aperti da 50 anni e l’attività l’ha lanciata vostro nonno) rischierà comunque di fatturare sempre meno e chiudere. Se pensate di muovervi (finalmente) per l’online, pensate prima di tutto che siete già in mostruoso ritardo, poi mettetevi l’anima in pace e preparatevi ad affrontare investimenti degni di questo nome. I soldi li fa chi ha i soldi, non chi fa l’elemosina ed intona il solito pianto greco sulla “crisi”.

“MA IO CONOSCO UN TIZIO CHE…”

Sì ma l’amico di un amico del quale mi ha parlato mio cugino mi ha detto che la cognata dello zio di sua moglie ha lanciato un ecommerce con 5000 euro e ora è ricca“.

Sì, una volta su un milione è ancora possibile lanciare negozi online di successo con poco (ma mai con 5000 euro), oppure fare soldi con piattaforme come shopy (ri)vendendo ad esempio roba cinese come gli adattatori per il jack cuffie dell’I-Phone. Ma si tratta di “instant action” che coinvolgono prodotti e nicchie specifiche di mercato; nicchie che si esauriscono in pochi mesi e che occorre fortuna ed incredibile perizia per intercettare. In ogni caso, sono cose che fanno smanettoni di solito under 30 che sanno usare benissimo Facebook Ads ed individuano queste occasioni d’oro, le sfruttano facendo anche 4-500k netti in un anno e poi passano ad altro. Per tutte le altre realtà, soprattutto se strutturate come aziende e con negozi fisici pre-esistenti, questo discorso particolarmente adatto per i “single player” non vale.

Poi, certo: se avete un’idea geniale (mi è capitato anche un caso simile) e riuscite a trovare il giusto prodotto, il giusto canale ed il giusto target, potete ancora tirare su belle cifre in poco tempo (es: gli hoverboard due anni fa) e con investimenti relativamente ridotti. Però, credetemi, questa è l’eccezione e non la regola per chi si approccia al cosiddetto “commercio elettronico”.

Ergo, ripeto: mettete mano al portafogli, accendete un mutuo se siete commercianti veri e volete continuare su questa strada, magari lasciandola in eredità ai vostri figli. Fatelo subito, fatelo ora, perché oggi giorno che passa mettervi al passo vi costerà di più e sarà più difficile recuperare il gap con la concorrenza ed il costo che avranno errori di inesperienza e test necessari

Germano Milite

Giornalista professionista, video e foto repoter, copy e ghost writer, esperto di social, community e brand management. Ama anche la formazione ed ha tenuto corsi in alfabetizzazione digitale e business model innovativi in università italiane e straniere (in particolare in Brasile). Ha finanziato i suoi primi viaggi/reportage all’estero con il crowdfunding. Ancora oggi i suoi genitori non hanno capito quale lavoro faccia precisamente e la cosa lo rassicura molto. Ogni tanto cade in tentazione e trolla i webfuffaroli o i semplici imbecilli che infestano l’internet.

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